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RACCONTI E POESIE > Poesie
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Si può vivere nel veleno di un'aria stagnante, defunta, marcita, sotto un cielo che ha cancellato la luna, che non conosce più stelle?
Si può ancora provare a sentire, sfiorare, accarezzare, rabbrividire dopo che ti hanno strappato via la pelle?
Si può respirare in un avello sprofondato nella terra dell'oblio forzato; oscuro avello pieno di vermi e di terrore?
Si può amare se ti hanno fatto a pezzi il cuore?
Se la bocca è piena del niente che ti rimane, puoi ancora parlare?
Puoi ricordare i giorni, le notti, i baci, gli occhi, il suo volto amato, le sue delicate carezze, il pensiero, la passione, il desiderio, sempre presente, mai lontano, il dolce commiato di quando morire era distogliere lo sguardo, lasciarsi la mano?
A che serve? Serve a qualcosa ricordare, cercare di capire, quando ogni ricordo è il bersaglio di chi vuole dimenticare per non soffrire?
Li uccide, i bei ricordi, lui, li sventra, li dilania con mani insanguinate, li mangia, li vomita, li annienta, li rende humus di nuove giornate; giornate vuote di noi e pregne di fugaci sciocchezze, di tradimenti insulsi, di sogni infranti, di vane parole, di banali inezie, di versi dissonanti, di vecchie paure, di dissennate novelle, di momenti vissuti nel veleno di un'aria stagnante, defunta, marcita, sotto un cielo che ha cancellato la luna, che non conosce più stelle.
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