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RACCONTI E POESIE > Poesie
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(omaggio a Magritte)
Pendono nuvole di pioggia dal cielo nero.
Un tuono lontano echeggia danzando sui vetri che tremano come farfalle in un vento di morte, come parole chiuse in gola che escono contorte, affannate, nude, luride, disperate, come petali di fiori sfioriti nel gelo dell'inverno, come sussurri, lamenti, come un angolo di inferno, come un brivido intenso, una perpetua fiamma nera che sottrae serenità per donare giorni senza senso.
Il vento sconquassa gli alberi, piegati, spezzati nella furia inarrestabile di un solo soffio, letale e leggero, che corre lungo la strada che separa il falso dal vero. Menzogne e verità scottanti, assurdi lamenti, prigioni dell'anima, carezze fuggevoli, malevoli incontri, demoni del passato in un presente sbranato, morso, straziato, affogato nel sangue che
scende,
scende,
scende,
un fiume in piena di morte ed oblio, dei lontani deserti di un'anima senza Dio.
Le acque di quel fiume, rosso di debolezza e di dolore, increspate dalla pioggia corrono verso il mare, una sconfinata distesa di stenti e tormenti, di parole segrete, mute, disperate; tra vortici e tumulti, gorgoglii singhiozzanti, che si stendono sulla terra infertile delle vane speranze e lì avvelenano i frutti dei giorni futuri, denigrati, odiati, indesiderati, privi di idee e di emozioni, solitari come leoni, come fieri animali abbattuti da un colpo di fucile, come giorni perduti intorno a pensieri che non osi dire; idee che non vuoi pronunciare, pregne di lui, di quello che non sa essere, non sa volere, non sa fare; pregne del suo parlare sciocco, insensibile, volgare.
L'aria raggela.
La nebbia fascia i muri grigi della città.
Ombre indistinte vagano alla ricerca di sé, corrompono i cuori, sollecitano dolori, guadagnano vite vuote come loro e piovono sul mondo come gocce di sudore, gocce di fallacie, verbose bugie, gocce di false parole, di occhi distratti e visioni marcite, putride latrine di pensieri di plastica e vetro, inutili e taglienti, inquinanti; sì, piovono sul mondo come gocce di cappelli che celano teste senza cervelli; come scrosci di uomini soli che si aggrappano alla vita, scivolando nell'aria stagnante, nel vento calante; uomini che entrano nelle giacche e nelle scarpe, nei nodi sciolti delle loro cravatte, nell'inelegante forma senza sostanza, nei sorrisi spenti, nelle bocche aperte all'afasia, all'ignoranza, nei ventri affamati, negli occhi chiusi ad ogni lume, ad ogni speranza, impegnati a far sfoggio della loro inutile esistenza.
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