Libri & Dintorni di Raffaella Bonsignori


Vai ai contenuti

Menu principale:


Il Bene che Crediamo di Fare

I miei Libri > Pubblicati

IL BENE CHE CREDIAMO DI FARE


Il libro, edito da Giuffré nel 2008 (prezzo di copertina € 18.00) è un compendio di sei racconti, che narrano altrettanti crimini endofamiliari, raccolti sotto un titolo mutuato da una frase dei Sei Personaggi in Cerca di Autore di Pirandello. La citazione completa è: "Ah, se si potesse prevedere tutto il male che può nascere dal bene che crediamo di fare!"

Tracciando uno spaccato relazionale incentrato su amori distratti o rapporti malati,
i sei racconti sono accomunati da un filo narrativo unico, ma, allo stesso tempo, sono anche espressione di un'ampia varietà di stili, caratteristica della mia continua indagine espressiva, che vanno dalla narrazione in terza persona al dialogo diretto con il personaggio, dalla coesistenza di differenti piani temporali, attraverso l'uso serrato del flashback, al viaggio-delirio di un io narrante mentalmente disturbato nei meandri dei propri pensieri.

Un po' per non spezzare del tutto il cordone ombelicale con l'attività universitaria, un po' perché l'universo giuridico, a volte, mi diverte non poco per la varietà di sentenze abbastanza "fantasiose" che presenta, ho inserito, al termine di ogni racconto, una breve
appendice giurisprudenziale che dia, molto sommariamente, un'idea di come certe problematiche vengono affrontate nel mondo del diritto; un mondo davvero a parte, dove non sempre le implicazioni umane trovano collocazione.

Nel corso della prima soireé di presentazione, che si è svolta nella prestigiosa cornice del Circolo Canottieri Roma, sono intervenuti il Giornalista Rai
Italo Moretti, il Procuratore della Repubblica Paolo Auriemma e l'Onorevole Antonio Buonfiglio. Alcuni brani sono stati letti dalla splendida e bravissima Monica Guerritore, che mi ha donato l'emozione intensa di vedere le mie parole prendere vita, divenire un'umbratile realtà. Le sono immensamente grata, anche per l'apprezzamento pubblico che ha fatto del mio libro; un libro che ha deciso di leggere, così ha detto, proprio perché stimolante sotto il profilo narrativo e per la cadenza quasi teatrale del dialogo.

Una seconda presentazione, è stata fatta, quindi, presso la libreria Bibli, in Trastevere, ove sono stata intervistata dal giornalista radiofonico
Andrea Lucatello.

Hanno scritto nei blog ...

Sinceramente l'opinione della gente comune mi interessa almeno quanto se non più di quella dei critici accreditati, dai quali, peraltro, ho ricevuto sempre ottime recensioni, a partire da Italo Moretti, noto giornalista Rai, ad Andrea Lucatello, giornalista radiofonico, ad Antonio Coppola autore del recente articolo, Una prosa morbida e ossificata nei racconti liminari di Raffaella Bonsignori, pubblicato a maggio 2009.

Alla ricerca delle opinioni della gente, sono, pertanto, andata a curiosare in vari blog ed ho avuto la piacevole sorpresa di essere molto amata o molto odiata, come scrittrice, cosa che egualmente mi gratifica, è ovvio, poiché l'attacco aspro, uno finora, è pur sempre un modo per confermare l'attenzione che i miei scritti suscitano. Ovvia la speranza
di ricevere sempre critiche obiettive e non ritrovare, invece, tra coloro che si cimentano a scrivere in internet, qualche piccolo Saint-Beuve: un invidioso, un ex studente che ho bocciato in Procedura Penale, un giurista che ho criticato nei miei lavori giuridici, un uomo deluso, o, peggio, una donna gelosa!

Per onestà intellettuale, inizio con la critica negativa, per il momento una sola, come dicevo. L'autrice di un blog (genialeconfusione), critica l'approfondimento psicologico dei miei personaggi, la struttura narrativa delle storie, banali e pregne di falsi moralismi, il mio stile, che ella descrive dapprima come degno di un romanzetto rosa e, poco dopo, come espressione di un'involuta prosa giuridica (delle due l'una, mi verrebbe da dire, essendo stili inconciliabili!). Nel complesso è una critica che, pur nell'affastellamento concettuale dovuto ad un evidente moto di acredine che mi incuriosisce, poiché sembra quasi personale, rivela comunque uno stile discreto, in alcuni passi, che potrà ben formarsi in futuro. Mi ha divertita, nel complesso, ed è la ragione per cui la cito.

Così come, per par condicio se non per narcisismo, cito l'intervento di uno psichiatra che, nel blog hoepli, ha sottolineato, al contrario, l'approfondimento psicologico dei miei personaggi tanto che, così scrive, pensava fosse un libro scritto da un suo collega.

Proseguite a leggermi, mi raccomando. E del mio libro parlatene; anche male, ma parlatene!

LA DEDICA

Il libro è dedicato ai miei genitori. Questa è la prima di due dediche (l'altra è nel libro Procedimento per Decreto) nelle quali ho ritenuto piacevole prima che doveroso parlare di loro. Sono due genitori fantastici, due persone meravigliose ed i miei più grandi amici, non avrei potuto dedicare ad altri la prima opera di narrativa, così come la prima giuridica!

Ecco il testo:

Ai miei genitori,
per i quadri che non hanno ancora avuto il tempo di dipingere; per i libri che non hanno ancora avuto il tempo di scrivere; per la fantasia e la passione che, comunque, mi hanno sempre trasmesso.

Roberto Mastrodomenico

L'AUTORE DEL DISEGNO IN COPERTINA

Roberto Mastrodomenico è nato a Roma nel 1956. Titolare della società di management artistico Mastermedia e collaboratore della società OAI International di Adriano Aragozzini, ha al suo attivo l'organizzazione e la gestione di spettacoli e concerti, nonché un'attività di link internazionale con vari artisti, convocati come ospiti in diversi spettacoli e programmi televisivi.

L'arduo impegno richiesto dalla sua professione, tuttavia, non sempre gli ha offerto l'opportunità di seguire
la sua indole artistica, dedicandosi al disegno, arte nella quale eccelle, soprattutto grazie alla sua capacità di cogliere nei volti e negli atteggiamenti della gente i tratti caratteriali più reconditi e di interpretare la realtà attraverso splendide immagini oniriche.

Suo è il disegno sulla copertina de
Il bene che crediamo di fare. Si tratta di uno schizzo buttato giù da Mastrodomenico durante una conversazione telefonica -cosa che ben testimonia la sua bravura- ed è stato da me scelto perché interpreta in modo corretto la disgregazione dei rapporti di coppia e la conseguente solitudine dell'uomo e della donna che, pur condividendo lo stesso microcosmo, vivono realtà differenti ed il mondo dell'una non interagisce con quello dell'altro.

Per contatti diretti: robmaster@virgilio.it


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu