Menu principale:
ARTICOLI & PENSIERI > IL CORRIERE DI ROMA (2008-2009)
LA LUNA NEL POZZO
(31.07.2009)
Sono trascorsi quarant'anni da quel luglio che vide due uomini scendere sulla superficie della luna, trasformando una delle più romantiche luci del firmamento in qualcosa di tangibile: un composto di rocce ignee, rocce sedimentarie e rocce metamorfiche, un mondo privo di atmosfera e di acqua, un ambiente inadatto alla vita. Eppure nulla di tutto ciò ha spoetizzato il mito: nei sogni la luna non ha mai smesso di rappresentare un luogo fantastico, un qualcosa da catturare in un pozzo, da sognare, da prendere al laccio, come cantavano James Stewart e Donna Reed ne La Vita è Meravigliosa. E' il termine di paragone d'ogni indescrivibile aspettazione, d'ogni sentimentalismo, d'ogni umana poesia, d'ogni emozione; è quel chiarore che ha ispirato Beethoven, è la "luna di cristallo" di Neruda, depositaria d'ogni "vago incantamento", come recita Baudelaire. E mi chiedo se non sia proprio la sua inospitalità, la sua aridità a renderne fascinoso l'improbabile appressamento. Gli uomini, a volte, ripongono i propri sogni dove stanno più scomodi; accade anche nelle relazioni sentimentali: "E tu sei simile alla luna, / che il sole insegue e non raggiunge mai" scrive Saba. Eppure, mi chiedo: l'impossibile è davvero amato o rappresenta solo il modo più comodo per accettare il vuoto che, a volte, si propaga nell'animo di chi non conosce amore? "Chiara nella sera, tu sarai la luna che non c'è" cantano Bocelli ed il piccolo, talentuoso Gianluca Ginoble, inondando di note l'aria di chi non si accontenta dell'impossibile ed ha il coraggio di sognare qualcosa di vero, di vissuto, di vicino, di sentito, di accarezzato.
Di certo la luna è una buona amica. Poeti e romantici le affidano speranze e pensieri reconditi; a volte le parlano di un desiderio inconfessato, ingoiato, strozzato, come fa Tom Waits sotto la sua "Grapefruit Moon". Sapeste quante volte anche a me è capitato! Accompagnarmi alla luna, in una solitudine che non è mai stare sola, ragionando sulle scelte di una vita, giuste, sbagliate, condizionate; a volte in essa è racchiuso il senso stesso della libertà, tracciando, la sua tremula luminescenza, strade immaginarie di rara beltà. Pensiamo ai raggi di luna di Shelley, quelli "che baciano il mare" e che ritrovo nel Chiaro di Luna di Munch. Una strada, sì, verso l'ignoto che si cela nello spazio e dentro l'uomo, inseguendo i lieti e mesti presagi del futuro, cristallizzando il momento su cui un'impressione diffonde ombra o splendore e l'incanto della bellezza e dell'amore si fa trappola d'oro, ove s'impigliano le percezioni in traccia del vero. Una strada che si proietta fin dentro l'anima, balena oltre ogni limite materiale, facendosi archetipo e parlando il linguaggio di un modo d'esistere smisurato e totale. Illimitati orizzonti, allora, si aprono a colui che sappia riflettere in sé l'infinito: prescelto da una natura generosa, nella luna e nelle stelle egli può persino leggere il fato!
La tredicesima lama dei Tarocchi rappresenta la Luna e mostra un paesaggio denso di insidie. Il significato che, tradizionalmente, se ne dà attiene al tradimento, ai sentimenti oscuri, agli imprevisti, che la luce lunare rende chiari, facili da vedere, guidando, come fa con il funambolo di Picasso, la capacità di muoversi sul ciglio del dirupo senza cadere ed illuminando ogni oscurità anche quella di un'intricata selva racchiusa nel nostro animo, al di là di ogni sapere: "io venia pien d'angoscia a rimirarti: / e tu pendevi allor su quella selva siccome or fai, che tutta la rischiari" scrive Leopardi.
La luna è, dunque, fonte di chiarezza interiore, di una conoscenza che non tutti sono in grado di avere. La sua luce non brucia, come quella del sole, non abbaglia, ma rischiara ed occorre un animo aperto alle tremule facelle dei più vasti piani della comprensione per rimirare quel che fa emergere dalle tenebre, distinguendo realtà da finzione. In tal senso viene personificata nella Mater, colei che tutto sa, che tutto comprende. Iside, la dea lunare egizia, riesce a rintracciare i quattordici pezzi del corpo di Osiride, suo amato sposo, celati agli occhi di chiunque da Seth che l'ha ucciso, e, strappando, così, la sua anima all'oblio eterno, gli dona nuova vita nell'Aldilà. Sapienza ed amore possono produrre scudi difensivi persino contro la fatalità, sembra dire il mito. L'uomo che abbia la fortuna d'essere amato da una donna lunare non sarà mai solo nell'affrontare le malvagità della vita; sarà protetto, aiutato, soccorso, desiderato, capito, assecondato. Ma c'è il rovescio della medaglia. Quella stessa forza, quel coraggio indomito, quel vento di passioni brucianti sottendono anche castighi ed aspre vendette, quando l'amore sia ripagato con prepotenze, perfidie, meschinità, bassezze. Sotto il profilo mitologemico, infatti, la luna è anche Ecate la sanguinaria, è Lilith, oscura dea evocatrice del perturbante che origina dal suo lato oscuro.
Brutto affare per gli uomini relazionarsi con chi abbia in sé il numinoso potere di amare ed odiare con eguale intensità! Donna: un mistero infinito per molti. Colei che ama, gioisce, nutre, accudisce, ma anche colei che si fa nient'affatto indulgente, dura, brutale, vendicativa, furente. Assalita da un sentire palpitante, è immemore d'ogni pietoso silenzio, d'ogni delicato intento di rasserenamento quando si sente maltrattata, incompresa, tradita, disillusa. Oscilla, così, tra saggezza e pazzia, come le Moon Women di Pollock, e della luna afferra i cicli, i ritmi alterni. "Lunatica!", suona l'accusa.
Gli uomini ne sono disorientati. Lo sarei anche io, al posto loro, a dire il vero: "un attimo prima è la donna più adorabile del mondo ed un attimo dopo è una Furia. Aiutami a capire cosa è successo nell'attimo che sta nel mezzo" mi sento ripetere continuamente dai miei amici. Magari lo sapessi! Forse i messaggi che cervello e cuore si scambiano, in una donna, sono così veloci da sembrare contraddittori senza esserlo. Forse è un problema di urgenze: le passioni intense ne determinano sempre ed incatenano chiunque le provi ad un pendolo che oscilla perennemente tra piacere e dolore, felicità e disillusione, freddezza ed ardore. O, forse, è davvero solo pazzia! In verità, da quel poco che conosco il mondo, mi verrebbe da dire che l'errore della donna non sta nella sua essenza lunare, bensì in quel caparbio innalzare l'uomo sul trono di Ra, sole divino, provando sdegno ed irritazione, è inevitabile, quando si accorge che, invece, ne è solo un'imitazione. E mi chiedo di chi sia la grande, pura, superba colpa di ciò. Di certo non di quel povero sole detronizzato dalla vita, il quale non ha mai detto d'essere una divinità. Forse ci si è atteggiato un poco, ma per piccineria, per mera viltà, lasciando alle proprie azioni il compito di suggerire, ad ogni intuito sano, d'essere null'altro che un essere umano, con le sue debolezze, le insicurezze, le indecisioni, soggetto all'influenza delle più altalenanti passioni, di rabbia, rancore, gelosia, furore. E dunque? Perché ucciderlo? Perché distruggere la poesia dell'amore che ha comunque suscitato? Perché non riempirsi del ricordo di spaventi, sì, ma anche di un momento d'orrore già dimenticato? Sembra facile, direte voi. "Lui mi ha tradita, mi ha ingannata, derisa, abbandonata, mi ha scientemente ferita, mi ha umiliata". Ragionevoli i motivi d'ira, d'impeto assassino e di dialoghi roventi che ne conseguono, ove parole di fuoco marchiano ferite altrettanto brucianti. Comprendo. Anche io ne sono stata preda, nel tempo. Ma poi? L'ira è un fulmine, un uragano che si consuma rapidamente. Laddove sia esistito amore, torna sempre a splendere il sole e l'uomo sarà solo un uomo, finalmente, con i suoi pregi ed i suoi difetti, con il suo espansivo e tumultuoso spavento, con le sue ingenue oscurità, il suo ispido nereggiare sopra un bacio, una lacrima, un pensiero velato, un tormento, un cuore innamorato. Sarà un uomo da salutare con un arrivederci od un addio, ma non da odiare, "lamenti e sospiri / mutando sempre in allegri raggiri" come suggerisce Shakespeare. Sarà il ricordo di un sentimento immenso e, come tale, da accogliere nel silenzio, nell'ombra di una sua vaga assenza, o, forse, di una sua nuova presenza, divenendo con lui parte di quell'universo irreale, ma vulcanico, intenso, pregno d'empito e fervore, che è il mondo visto attraverso gli occhi stellati dell'amore.
Solo così si può tornare a sognare; si possono serbare i sentimenti più autentici, senza che lugubri dissonanze li gettino nelle tenebre, in un turbinio oscuro privo di speranze. Solo così, abbandonati i lidi della personificazione, la luna può tornare ad essere quel lontano lume argenteo che spiega i propri bagliori sui sogni di tutti, uomini e donne, sui loro cuori, sulle loro mani strette nel buio della notte, sui baci rubati, sulle più dolci parole, sui sospiri di due innamorati. Solo così la luna può tornare nel pozzo; sbucare "assonnata tra le nebbie" come scrive Goethe; essere il "lago silenzioso" di Pavese: lontana, desiderata, amata e mai veramente compresa.
Menu di sezione: