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ARTICOLI & PENSIERI > IL CORRIERE DI ROMA (2008-2009)
L'ARTE NASCOSTA DI CLAUDIO F. BRUNO
(16.11.2009)
C'è chi della propria arte ne fa vanto, preda d'un esibizionismo che trasforma il rigoglioso frutto di emozioni e passioni in un messaggero inviato per le vie del mondo a cercar proseliti ed attenzioni. Ne sono modello primo, io, vanitosa ed immodesta nella pochezza dei miei scritti, e non sempre vi riconosco motivo d'orgoglio. A volte vorrei avere il coraggio di "essere senza mostrarmi" e so riconoscere, dunque, so ben apprezzare la forza dirompente di chi non cede alle lusinghe dell'apparire, di chi riesce a splendere senza mettersi in mostra, esattamente come ha fatto Claudio F. Bruno, autore di alcune tra le più commoventi liriche che abbia mai avuto il privilegio di leggere. Egli ha scelto ben altra via, quella dell'intimità, del sommesso e potente silenzio, scrivendo per i pochi che hanno avuto il favore di albergare nel suo cuore e lasciando in essi un'impronta indelebile di valore e sentimento.
L'ho conosciuto sui banchi dell'università e con lui ho condiviso una delle amicizie più belle, intense e struggenti che si siano affacciate sul mio cammino; un'amicizia pregna d'un amore puro ed immenso, estraneo ad ogni forma d'oblio cui la vita, spesso, conduce nell'incessante perdersi e ritrovarsi che impone. "Avvocato per caso", come me, egli ha avuto il coraggio di abbandonare la professione forense, poco amata benché egregiamente svolta sia in Italia che in Inghilterra, per dedicarsi a tutt'altra attività, conservando, pur sempre, spazi privati di scrittura e sogno. Sogno, sì, perché nei suoi versi è tutta l'onirica presenza dell'universalità dei sentimenti.
Sono passati molti anni da quando, per la prima volta, mi dedicò una poesia, vergata a mano sopra un foglio di quaderno, durante una lezione di Diritto Romano; una poesia che immeritatamente mi dipinge come un'antica dama dal bel volto, amata e, forse, contesa, per la quale scrivere e persino morire; una poesia che narra di lontane reminiscenze, evocazione d'altri tempi, d'altre dimensioni, di misteriose memorie serbate nell'anima, una tematica, questa, che ci ha sempre accomunati nella ricerca del fondamento della nostra amicizia, sicuramente proveniente da molto lontano e non ancora stanca di viaggiare verso luoghi e tempi sconosciuti che ci ritroveranno insieme. Meritano uno spiraglio di visibilità, questi bei versi, prima di tornare nel forziere del mio cuore.
"Esistono momenti profondi,
nei quali siamo consci di un'alba segreta
che sorge dalla verde oscurità.
Il tuo volto viene da altri mondi:
per esso qualcuno è morto,
benché io non sappia dove;
di esso qualcuno ha cantato,
benché io non sappia quando"
Ebbene, pur nel rispetto del suo delicato riserbo, ho voluto che almeno un breve componimento uscisse dalla luminosa oscurità dei segreti di Claudio, perché credo sia giusto che lo splendore delle emozioni di questo Poeta della Vita, la vita nel suo perenne divenire, tocchi per un attimo il cuore di chi non l'ha conosciuto e che, purtroppo, non potrà conoscerlo mai. Sull'onda assassina di una gioventù che non l'ha accompagnato alla vecchiaia, se n'è andato da pochi giorni, nel dignitoso silenzio e nella compostezza che gli appartenevano; è in viaggio verso un mondo nuovo, ora, o, forse, un mondo antico e ricco di ricordi, i suoi amati ricordi, particelle di sé che disseminerà sul suo cammino, indizi che segnerà sulla mappa dell'esistenza della sua anima, affinché coloro che l'hanno amato possano un giorno rintracciarlo, confermando quanto egli stesso affermava continuamente: chi si ama davvero non si perde mai!
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