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RACCONTI E POESIE > Poesie
Mio infinito sentimento
Mio infinito sentimento, mio amore, mia passione, mio dolce tormento,
continuo ad incontrarti dentro di me,
non posso farne a meno,
non riesco ad interrompere quel filo d'argento che ci unisce,
ci lega in un fascio di sensazioni,
di trepidanti attese, di emozioni,
di pensieri che volano l'uno verso l'altro, lo sento,
contro ogni nostro volere, ogni assurdo intento,
ogni orgogliosa imposizione di dimenticare.
Amare:
una sola parola per questo oceano in tempesta,
che, tumultuoso, violento, disordinato,
s'infrange sul nostro cuore generoso e maltrattato,
chiuso alla speranza, ad ogni nuovo sentire,
strozzato dal passato, dalle sue paure;
sì, s'infrange sul nostro cuore
e lo getta nello scompiglio della passione,
nello sconforto della solitudine,
del non sapere, del non capire, del non riuscire più a parlare;
lo abbandona lì, sul ciglio di quel burrone,
un dirupo scavato nell'orgoglio,
duro, aspro, impraticabile, a tratti tagliente,
ad affacciarsi nel vuoto,
temerario ed impudente,
privo di coscienza, o, forse, pieno di essa,
dell'audacia chiusa in una sola parola,
che ci ostiniamo a sentire estranea, incomprensibile, lontana,
che non vogliamo imparare, capire, sentire, pronunciare:
amare.
Sì, amare!
Solo l'allarme che da essa giunge abbiamo colto,
solo il segno di un pericolo imminente vi abbiamo scorto.
E, dunque, via!
Scappiamo, allontaniamoci, fuggiamo.
Corriamo lontano, lontano.
Io, impaurita delle tue paure;
tu, glaciale seguace delle mie chiusure.
Io, donna dall'animo infradiciato di lacrime e nostalgia
… follia …;
io, preda di una sottile, amara gelosia
che, invadente, bastarda, maledetta, puttana,
mi piega l'anima, mi soffoca, mi dilania;
io che scrivo parole nell'aria che ci divide,
sciogliendo in essa il mio dolore,
il mio rimpianto, sciocco rimpianto,
per l'idea di te, perduto amore;
io, sì, che scelgo la solitudine
per ritrovarti in essa dolcemente,
parlarti ancora, vederti con gli occhi della mente,
per non dimenticare ciò che ha nutrito la mia anima,
ciò che mi ha riempito il cuore,
che mi ha fatto piangere e sorridere e volare e cadere e sognare;
per non dimenticare;
per non dimenticare.
Tu, uomo che non vuoi ricordare,
che chiudi, distruggi, cancelli, sparisci e viaggi lontano da me,
ti distacchi per ricominciare,
per rinascere, segnando i margini d'una libertà rassicurante,
di una nuova vita rigogliosa di assenze,
del diafano pensiero di me,
eccitante,
che, tuo malgrado, ti resta dentro,
ti irretisce, ti cattura la mente:
un minuto, forse due, un'idea che nasce distratta e, poi,
ti taglia le gambe, ti invade il corpo,
ti toglie il respiro, improvvisamente.
"Via, infame, lurido, pezzente pensiero,
che rammenti tutto di lei, che la continui a vedere;
via, subdolo, despota, corrotto bagasciere;
vai via, debole facella di passione,
amaro tormento, fascino, pericolo, seduzione;
via da me, maledetta emozione;
tu che ancora t'agiti in un luogo che non voglio vedere,
un luogo dove, per un poco, ho perso la serenità,
il bel vivere, il piacere,
il morbido distacco dai sentimenti,
dalle loro torture, dal dolore,
un luogo che voglio resti a me estraneo,
a metà strada tra il corpo ed il cuore.
Sì, via da me!" gli urli rabbioso, feroce, furente
e riprendi a nutrirti di svaghi effimeri,
di piacevoli momenti,
di giorni che si susseguono in un vivere apparente,
realizzazione del progetto del non sentire,
del non provare, del non gioire,
del non volere più toccare il cuore seriamente:
giorni fatti di amici, senza indagare se siano veri,
fatti di libri, di cinema, di fumo,
di donne provvisorie, di svaghi passeggeri,
del breve riflusso di fugaci piaceri,
ondate senza profumo, senza sapori,
senza forma, né colori,
senza niente,
che ti lasciano libero dall'impegno di toccare l'anima,
aprire il cuore, riempire la mente,
di godere nel profondo,
di soffrire, forse, di torturarti con un doloroso piacere,
ma di camminare, di vivere, di amare.
Amare, sì; ancora una volta amare.
Un verbo che torna a parlare,
a raccontare di noi, disegnando i nostri giorni insieme.
Io.
Tu.
Custodi di un piacere intenso e delicato:
i nostri incontri di ieri,
il nostro sfiorarci lento, passionale, infuocato,
privo di doni menzogneri,
privo di doppiezza, di finzione,
schietto, grande, incondizionato,
che scivola sui nostri desideri,
distribuendo brividi anche di lontano,
anche dimentichi, ormai, di quello che eravamo.
Io.
Tu.
Un noi fremente, insicuro,
disadorno di sciocchezze e pregno di verità,
distante dai "vorrei che fosse senza che sia",
dagli odiosi "sarà quel che sarà",
estraneo alle negazioni che accompagnano i dubbi, le esitazioni,
le più insulse bugie,
un noi nemico dei gelidi domani senza futuro,
senza speranze, aspettative, fantasie,
senza le emozioni, vincenti come chi le prova,
accarezzate dai gesti, dalle parole,
da tutto quello che abbiamo condiviso quando non vincevano le paure,
quando il mare non era in tempesta,
il vento non spazzava via le speranze
ed il cielo dei nostri reciproci pensieri non era coperto.
Oh, mio immenso deserto!
Mio infinito sentimento, mio amore, mia passione, mio dolce tormento.
Sei nel mio corpo che ti attende ancora,
bruciante di un martirio crudele,
di un senso di vuoto incessante:
la mia vita senza di te,
senza più un giorno, senza un'ora nel profumo dei tuoi baci,
in quelle carezze che scivolano sul mio volto,
sfiorano il seno,
s'insinuano nei deliri del cuore, tenacemente,
che non abbandonano la mia anima sognante,
capace di leggere ogni tuo broncio, ogni sorriso,
leggere te, fasullo burbero dal cuore generoso.
Ho provato, credimi, a dimenticarti,
ma sono riuscita solo a non smettere di amarti!
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