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TARTUFISMI, TRASTULLI E TORNIQUET
Era una classica giornata estiva di città: i gabbiani garrivano in lontananza sull'acqua pigra del Tevere, violata dallo sciabordio lieve di qualche canoa, dal ritmico rumoreggiare dei remi che, artisti involontari, sotto il sole, creavano increspature diamantine, disegni ipnotici e cangianti. Le strade di Trastevere sembravano immerse in un diffuso, sommesso tramestio di turisti affaccendati a scoprire angoli di refrigerio in qualche bar; neanche i gatti, svogliatamente sdraiati all'ombra di tettoie e cornicioni, riuscivano a sopportare la pesante coltre d'afa che ricopriva strade, muri, alberi e penetrava nei corpi stanchi e sudati, donando loro quel senso infernale di invadenza ed assenza d'ogni vitale respiro. Tutto era silenzio.
La sera incipiente, nondimeno, stava per accogliere nuova vivacità. Dalla finestra di Delia giungeva già l'eco lontana del traffico sul Lungotevere, che, risvegliato dal torpore pomeridiano, procedeva senza ordine, lievemente inasprito, forse, dalle insoddisfazioni di tutti coloro che, annullate o rinviate le vacanze, ancora gremivano Roma per ragioni di lavoro, assediandola e soffocandola con la loro presenza forzata, chiusa ad ogni amorevole, pigro piacere di vivere la propria città senza fretta, con affascinante casualità.
Il suono insistente di una sirena tagliò l'aria, insinuandosi nei più laboriosi pensieri della gente, come nelle loro più oziose riflessioni.
A Delia sembrò simile alla sirena che, nelle fabbriche, preannuncia la sospirata fine di una lunga giornata lavorativa. Quel suono, infatti, distolse la sua attenzione dal lavoro e segnò l'inizio di una meritata pausa che l'avrebbe vista impegnata in una serie infinita di attività estranee a qualunque pensiero che non fosse assolutamente personale, benché ancora non potesse sapere che l'apice dei suoi pensieri personali, per dirla così, le avrebbe fatto, di lì ad un paio d'ore, rimpiangere l'assenza di quelli lavorativi.
Chiuse il computer ed allungò la schiena, stirando le braccia sopra la testa; quindi si alzò ed andò alla finestra. "Il quartiere che non dorme mai" si stava animando per dare il meglio di sé. Le luci delle insegne erano state accese, generando caleidoscopici riflessi sulle finestre dei palazzi circostanti; una lontana melodia richiamava i passanti verso qualche cantina jazz.
Erano le sette e lei aveva finalmente terminato di scrivere un capitolo molto complesso del suo ultimo saggio, La Sapienza della Luna, che le avrebbe dato, ne era certa, la meritata attenzione non solo dei colleghi dell'università, dove insegnava Astrofisica, ma del grande pubblico, dal momento che a proporle il progetto era stata una nota casa editrice di vasta distribuzione e che il suo libro non prendeva in esame solo gli aspetti scientifici, ossia quello che, alla luce delle scoperte astronomiche più recenti, la luna insegnava di sé, ma anche quelli romantici, attraverso una divertente analisi comparata di poesie, quadri, romanzi, film ed antichi miti.
Istintivamente pensò di chiamare Gilberto, il suo ex, e dirgli che aveva scritto un capitolo fantastico. A prescindere da tutte le incomprensioni e le asperità che li avevano divisi, era certa che ne sarebbe stato felice.
Gilberto era uno dei più noti fisici nucleari del mondo; insegnava anch'esso a La Sapienza ed abitava nel palazzo accanto a Delia, in via della Lungaretta. Due predestinati, in pratica. Si conoscevano da sempre, almeno da quando ad entrambi era stata assegnata una cattedra nello stesso ateneo, ma fu ad uno dei tipici gala universitari organizzati dal Rettorato per la raccolta di fondi pro-qualcosa, che ebbero modo di parlare più a lungo, di piacersi, di intrigarsi a vicenda. Fu così che iniziarono a frequentarsi: ottime passeggiate tra i vicoli e le antiche vestigia del loro quartiere, ottime cene, ottime chiacchierate su ogni argomento, ottimo cinema, ottimo sesso ed una rara attrazione per le loro reciproche ricerche universitarie, che si muovevano in perenne sintonia, talché si appoggiavano l'un l'altra, incondizionatamente, in ogni loro attività accademica ed ascoltavano con interesse progetti e fantasie. In particolare, nonostante il mondo accademico vedesse con scetticismo certe ricerche, Gilberto aveva strenuamente sostenuto Delia nei suoi più recenti calcoli quantistici, applicati a distanze planetarie per le quali ormai ogni misurazione effettuata con il parallasse secondo, anche nelle scale superiori, le sembrava divenuta del tutto insufficiente. Ma che importa se dicono che uso troppa fantasia? Non è stata la fantasia che ha aiutato gli scienziati nelle più grandi scoperte? continuava a ripetersi Delia. Forse non aveva tutti i torti; forse, quando si ragiona sui confini delle più lontane galassie, la fantasia è davvero l'unico strumento efficiente; e, forse, funziona così anche nel mondo delle relazioni umane e Delia e Gilberto stavano in qualche modo sperimentando quei calcoli quantistici sulle loro stesse vite. Sin dall'inizio, infatti, i loro tanti interessi comuni li avevano trasformati in una "coppia" ancor prima d'essere "due persone che escono insieme" e la loro storia non sembrava aver assunto sembianze differenti da una inesplorata, lontanissima galassia raggiunta alla velocità della luce. In pratica occorreva fantasia per farla funzionare, quella storia. Molta, moltissima fantasia. Un'enorme dose di fantasia per coprire l'insaputo e per accettare quello che, mano a mano, diventava noto.
Naturalmente era folle anche il solo pensare di chiamare Gilberto: loro due ormai erano storia e la scelta migliore che Delia potesse fare era di non cambiare questo semplice fatto. Tuttavia non si avvilì più di tanto per quella specie di "ricaduta", accettando la propria debolezza con benevolenza e facendo l'unica cosa davvero saggia da fare: evitare di telefonargli senza rimproverarsi, però, per aver avuto l'impulso di farlo.
Rifletté sul da farsi, piuttosto: aveva un avanzo di pomeriggio da spendere senz'altri pensieri che rilassarsi. Sarebbe, dunque, andata in palestra, vedendo, poi, le sue amiche per una delle loro cene ad alto tasso di confidenze reciproche, o sarebbe uscita con Stefano, il suo storico amico dei "giorni di pioggia", il quale, sapendo del suo recente fallimento sentimentale, l'aveva invitata a teatro per la prima di una commedia sperimentale intitolata Geniale Guazzabuglio?
Il perché di un simile titolo nessuno lo sapeva, probabilmente neppure gli autori, e la cosa non prometteva nulla di buono. Delia era quasi certa che, con un titolo simile, il testo avrebbe oscillato tra la vana speranza della genialità e la triste certezza del guazzabuglio. Tutto considerato, la decisione non richiedeva troppa titubanza: vedere le sue amiche le sembrò indubbiamente più allettante; e, poi, non aveva alcuna voglia di saltare l'allenamento in palestra. Nell'ultimo mese, ossia da quando si era lasciata con Gilberto, aveva sapientemente diminuito le sigarette ed eliminato i caffè; quindi, presa dall'onda di salutismo, aveva iniziato ad assumere dosi massicce di un miracoloso integratore a base di semi di papaya per prevenire l'invecchiamento della pelle, aveva rinunciato al pane e burro, al gorgonzola, al mascarpone ed alle tavolette di cioccolata, che contribuivano a farle svettare il colesterolo, e si era dedicata con meticolosa cura sia al proprio corpo, iscrivendosi ad una costosissima palestra, sia alla propria anima, frequentando un altrettanto costoso corso di meditazione trascendentale, ove apprendere i segreti del vuoto mentale. Non le riusciva sempre, a dire il vero. Nelle sue bonifiche dei pensieri si affacciavano spesso preoccupazioni, volti, situazioni. Diciamo che il suo vuoto mentale, a volte, era come quello cosmico: sempre estremamente affollato di minuscole particelle con la strafottente tendenza ad unirsi tra loro e diventare ingombranti. Tuttavia, quando le riusciva, e le riusciva senza crollare addormentata, ché i sogni, si sa, riempiono altrettanto efficacemente qualunque idea di vuoto, si sentiva assolutamente rigenerata e carica di una indefinibile energia che, a saperla incanalare, era sicura le avrebbe consentito di viaggiare nella vita con maggiore rapidità di un fotone.
Tutto questo impegno rivolto a se stessa aveva presto dato i suoi frutti. Era leggermente dimagrita, aveva un viso più riposato e si sentiva senza dubbio meglio. Ciò che non vedeva era l'insidia celata dietro il suo nuovo look, che, ai margini di un salutare rinnovamento, presentava connotazioni perfino più aggressive del caffè e dei grassi saturi cui aveva rinunciato. Era davvero sicura che lo stesse facendo solo per sperimentare nuovi confini di benessere fisico e psicologico alla ricerca di sé? Non era, forse, che aveva semplicemente una gran voglia di migliorare il proprio aspetto per dimostrare agli altri, Gilberto per primo, di non incarnare l'immagine del brutto anatroccolo che la fine di una storia di solito sembra crudelmente proiettare su tutti gli specchi del mondo? La verità, probabilmente, non la sapeva nessuno, men che mai lei. Né rifletterci avrebbe contribuito a far scaturire risposte meno evasive. Per il momento le bastava sapere che la sua serata si apriva a più di un'interessante opzione e le venne da pensare che, a volte, ci vuole poco a sentirsi onnipotenti.
In realtà non era l'alternanza di diversi programmi serali a farla sentire così energica, quanto il frutto di quel pomeriggio di lavoro. Il suo progetto editoriale, infatti, aveva subito una recente battuta d'arresto. Erano sei mesi che ci lavorava, ma il grosso dei capitoli chiusi l'aveva scritto nei primi cinque. Negli ultimi trenta giorni c'era stato il buio; un buio nero e profondo chiamato Gilberto.
Divorziato da anni, Gilberto sembrava un uomo nella posizione di imbastire una sana e matura relazione umana; purtroppo, però, l'apparenza a volte genera fantasmi ingannatori. Conoscendolo meglio Delia aveva visto emergere giganteschi buchi neri dal firmamento del suo carattere, di quelli capaci di assorbire ogni forma d'energia, persino la luce. Egli era, infatti, la persona più tenebrosa d'animo, più arrovellata e meno emotivamente disponibile del mondo, o, quanto meno, la più intimorita ad abbandonarsi ad un autentico sentimento, prediligendo, piuttosto, il perdurare di pallidi affetti. Con Delia, che non era esattamente la donna giusta per suscitare in lui un affetto pallido, la storia, dunque, non poteva non finire. Per la somma pazienza di lei, fin troppo era durata! L'aveva frequentato assiduamente per più di un anno e mezzo prima di giungere alla conclusione cui ogni donna mediamente sana di mente sarebbe giunta, al suo posto, in un paio di mesi, cioè che doveva uscire da quel sentimento fagocitante ed assolutamente infelice: Gilberto era, infatti, il tipico "maschio da montagne russe": starci insieme equivaleva a provare un brivido intenso e prolungato, certo, ma, dopo un po', quel brivido si trasformava inevitabilmente in disagio per la perenne alternanza di faticose salite e discese folli.
La loro storia era finita da non più di quindici giorni. Accadde con un'estrema semplicità. Lui era fuori per lavoro e le aveva lasciato scherzosamente intendere che potesse essere con un'altra. Lei, che aveva idee differenti su quel che potesse essere considerato "scherzoso", aveva deciso che non avrebbe sopportato un giorno in più i suoi puerili giochetti. Naturalmente, come sempre accade quando l'universo donna si scontra con l'universo uomo, agli occhi di Gilberto non fu tanto la propria cretineria ad emergere da quel contesto, quanto "l'eccessiva intransigenza" e la "totale mancanza di spirito" di Delia. In pratica: come rivoltare una frittata che nessuno ha ordinato!
La verità era che tutte le energie di Gilberto venivano impiegate con scrupolosa meticolosità per suscitare gelosia in ogni donna, ciò che Delia, a simili livelli di artificiosa creazione, paragonava ad una fissione atomica. La costruiva con cura, la gelosia, lui; ne faceva un'opera d'arte; la spargeva intorno a se stesso come fosse un cerchio di sale tracciato da una strega per proteggersi dal mondo esterno: in qualche modo era la sua lucente armatura di cavaliere perverso. Qualunque donna avesse davanti a sé non poteva fare a meno di stuzzicarla palesando interessi più o meno momentanei per qualcun'altra. Risultato? Due donne armate l'una contro l'altra per il possesso dell'uomo che le ha fomentate, esercitando, in tal modo, un incommensurabile potere coercitivo su entrambe, al di là di ogni differenza di ruoli e di ogni ragionevole differenza di sentimenti che quei ruoli avrebbero dovuto imporre. Creava combinazioni infinite per infiniti conflitti: amiche contro amanti, amiche contro amiche … non si salvava nessuna, neppure le mere conoscenze o le consanguinee: persino con la figlia adottava lo stesso schema. Spesso le parlava di una donna, chiedendole cosa ne pensasse, se fosse troppo giovane o troppo vecchia per lui ed animando, così, silenti, ma pur sempre atroci e giustificati livori edipici, direttamente proporzionali al fascino della donna oggetto delle sue attenzioni. In buona sostanza, pur sempre avvolto dalla sua tipica, inflessibile compostezza da rigoroso conservatore, nella distribuzione della gelosia Gilberto era assolutamente democratico.
Nel diagramma sulla strategia della discordia attuata dal novello Paride diverse erano le variabili: occasioni, donne, modalità di presentazione del pomo. Tuttavia una costante Delia l'aveva individuata: il suo modo sempre sfacciato ed estremamente teatrale di pavoneggiarsi tra le lusinghe ed il disappunto delle sfortunate signore cadute nella sua rete, garantendosi una doppia dose di attenzioni a metà prezzo. Nel suo discount di affetti, si chiedeva Delia insistentemente, c'è spazio per qualcosa che assomigli ad un sentimento? Di certo suscitare gelosia per gioco implicava una mancanza di rispetto per i sentimenti altrui che poco le piaceva.
Dicono che gli uomini siano tutti uguali; che il loro costante paupulare in mezzo a branchi di donne eccitate non dipenda da loro, bensì dalle donne stesse che ingaggiano aspri combattimenti pur di conquistarli, che li provocano, che danno loro la caccia lasciandosi cacciare. E' la solita vecchia storia. Magari anche vera, in parte. Ma Gilberto, si interrogava Delia, era un tipico maschio cacciatore? In verità, Gian Giacomo Casanova, di cui egli aveva letto le memorie con grande interesse, non sembrava avergli insegnato molto. Gilberto conosceva solo il suo copione nel quale storie d'amore e storie di sesso venivano velatamente palesate, debolmente fatte intendere ad ogni donna con la quale si relazionasse, al solo fine di suscitare una guerra di Amazzoni. Tutto qui. A volte non c'era neanche bisogno di farle incontrare. Era sufficiente raccontare loro di un'altra: accenni, piccoli flash ... Rispetto alle fantasiose e raffinate battute di caccia dei classici seduttori, lui proponeva fucili di plastica e cavallucci di legno inchiodati sopra una pedana che ruotava sempre attorno allo stesso fulcro, la provocata rivalità muliebre. L'infedeltà di Casanova, quel suo agire sempre galante, quel suo rendere speciale ed unica ogni donna, pur nella caducità di una passione in perenne fuga verso sempre nuove esperienze, aveva un che di intimo e passionale, di edonistico, di letterario, di fantasioso, di affascinante; il Carosello della Gelosia di Gilberto, no.
Ebbene, di quel carosello Delia si era stufata ed, in occasione di quell'ultima sciocca boutade sul suo viaggio di affari, accettò di passare per poco spiritosa e persino per folle pur di scendere. Altro giro, altra corsa? No, grazie.
Con estrema cura si dedicò, dunque, ad un forzato allontanamento da Gilberto, almeno finché non si fosse sentita un po' più sicura di sé ed i suoi sentimenti non fossero scemati, si disse; ma per riuscirci dovette allontanarsi anche da se stessa, limitando i propri movimenti, cosa che, per il suo carattere e per la sua indipendenza, le risultò niente affatto gradita. Fortunatamente era estate e fu possibile confinare enormemente le occasioni di incontro all'università. Una sera, verso mezzanotte, allarmando non poco la guardia notturna che, con tanto di pistola in pugno, le aveva intimato l'alt nel bel mezzo di un corridoio buio, facendole balzare il cuore in gola, era entrata nella sua stanza, al Dipartimento di Fisica Astronomica, ed aveva portato con sé tutti i libri e gli appunti utili a terminare di scrivere il suo saggio in casa. Inoltre, considerata la vicinanza delle loro abitazioni, organizzò scrupolosamente le sue uscite. Prese l'abitudine di fare la spesa nei drugstores no-stop in orari assurdi, che oscillavano tra il "dopo l'alba" ed il "poco prima della notte"; quando, poi, andava a fare jogging vicino casa, loro comune consuetudine, si mimetizzava a mo' di agente segreto: capelli raccolti, cappello con la visiera, occhiali da sole anche alle sette di sera ed occhi perennemente all'erta, pronta a rifugiarsi dietro un angolo o dentro un portone se l'avesse visto anche solo da lontano; di giorno, infine, aveva praticamente smesso di camminare, preferendo di gran lunga correre a perdifiato per evitare di incontrarlo quando non fosse al meglio di sé, cioé quasi sempre, dato il gelo storico che aveva investito la sua sfera sentimentale e quel vago senso di lieve trascuratezza ed autocompiangimento che sempre ne consegue. Sentiva che, per dignità e, forse, per vendetta, avrebbe dovuto vestirsi e truccarsi con cura ogniqualvolta uscisse di casa, nel mero dubbio di imbattersi in lui, ma il compito le risultava particolarmente gravoso; fu per questo che cercò di uscire pochissimo. Lavorò, questo è certo, ma non con la produttività cui era avvezza: a giorni di rapido avanzamento, seguivano giorni di stasi completa, dove il video bianco e deserto del suo pc era il nemico e le parole che avrebbe dovuto scrivere non riuscivano ad emergere dalla testa.
Ecco perché quel pomeriggio era al settimo cielo: ho ucciso il demone della mancata ispirazione, pensò, rinfrancata d'aver finalmente chiuso venti pagine praticamente perfette.
Si meritava qualcosa di speciale. Fu così che confermò a se stessa il piacere di trascorrere una perfetta serata tra amiche nello snack di Bibli, una deliziosa libreria dietro casa sua, aperta fino a tarda sera, dove erano solite dedicarsi alle uniche attività veramente scacciapensieri: leggere, interessarsi alle proiezioni televisive, alle presentazioni di libri ed alle conferenze che lì spesso venivano organizzate, e, soprattutto, intavolare lunghe, interminabili chiacchierate senza veli, annaffiate da una quantità imprecisata, ma sostanziosa di birra, affumicate da qualche sigaretta di troppo e scandite da grandi risate sulla sorte balorda che le vedeva tutte più o meno single, in quel momento della loro vita; single e depresse a causa di un uomo sposato che non lasciava la moglie; single e stanche della solitudine; single ed arrabbiate con un fedifrago incallito; single ed incapaci di capire l'indisponibilità sentimentale del tipico uomo amo-la-mia-libertà-più-di-me-stesso; ma anche single e felici d'esistere l'una per l'altra; single e sempre perdutamente innamorate di qualcuno; single ed affascinate dalla ricerca del principe azzurro, mettendo in preventivo di incontrarne anche solo uno celeste pallido o turchino sbiadito; single e piene d'entusiasmo nel viaggiare, conoscere, scoprire; single ed euforiche per una serata al cinema, per un buon teatro; single e divertite di uscire con gli amici; single ed emozionate davanti ad un dipinto di Caravaggio; single ed in lacrime per l'addio tra Rodolfo e Mimì ne La Boheme; o, più semplicemente, single, che significava, poi, in splendida compagnia di se stesse. Sempre.
Al diavolo il teatro sperimentale, pensò. Sarà sicuramente l'ennesima commedia con risvolto drammatico recitata come un interminabile flusso di coscienza. Si può avere di meglio!
Compose un numero di telefono ed una voce maschile squillò dalla cornetta.
"Pronto? "
"Stefano sei tu?"
"Ovvio. Hai fatto il mio numero di cellulare!"
"Polemico"
"Rincoglionita!"
"Senti …"
"Ho capito, non vieni. Dimmi solo che esci con un uomo affascinante che vuole farti sua e non con quelle svitate di Nicoletta & Co. per andare a piangervi addosso"
Come poter definire quello che aveva detto in due parole? Situazione inquadrata? Sì, decisamente situazione inquadrata. Tuttavia Delia non volle dargli più di tanta soddisfazione e reagì con fermezza e con l'unica altra forza che, in casi simili, emerge da un animo infuocato dallo smascheramento, ossia la menzogna:
"Sì, credo che uscirò con loro, ma niente di che; giusto un aperitivo. In realtà non ti accompagno a teatro, tesoro, perché sono stanca morta"
Non era del tutto falso, ovviamente. Era senza dubbio stanca, benché l'eccitazione per il buon risultato conseguito nel pomeriggio di lavoro non le suscitasse affatto il desiderio di andare a letto tanto presto, quella sera.
"La prendo per buona. Divertitevi, brutte galline"
"Provvederemo. Chi inviterai a teatro al mio posto?"
"Forse Milena. L'ho sentita stamattina e mi aveva detto di vederci stasera. Così, dal momento che tu non puoi …"
Milena era l'equivalente femminile di un tipico maschio fedifrago. Trattava gli uomini con quel mix di indifferenza e sensualità che, solitamente, li rende sciocchi cagnolini affamati e ciò a prescindere dalla loro intelligenza, dalla loro cultura e dal loro fascino. Stefano non faceva eccezione. Aveva avuto una breve storia estiva, con lei, e dopo quasi un anno non l'aveva ancora dimenticata. Ogni tanto lei lo chiamava, solitamente quando non aveva di meglio da fare, o quando le serviva un uomo per qualche motivo, qualcosa tipo accompagnarla in macchina fino a Napoli, come era accaduto, dove lei doveva incontrare alcune persone per lavoro e dove, quindi, lo avrebbe lasciato in albergo da solo tutta la sera, oppure quando aveva bisogno di complessi pareri legali gratuiti, dal momento che Stefano era un bravissimo avvocato. Lui ci cascava come un adolescente tutte le volte e tutte le volte ne usciva a pezzi. Ne avevano parlato spesso, lui e Delia, ma, contrariamente a quanto accade alle donne, che nel piangersi addosso insieme alle amiche riescono comunque a trovare il bandolo della matassa e, senza mai lesinare autocritica, vedono infine la realtà nella sua spietatezza (della serie: lui è uno stronzo superficiale e mi tradisce), gli uomini difficilmente riescono a fare un punto obiettivo della situazione sentimentale che vivono e continuano a farsi massacrare finché la donna, una certa donna, chiariamo, decide di farlo (della serie: lei non è cattiva, è che la disegnano così). Da qualche parte del mondo si dice "cornuti e contenti". E' un detto che a Delia, in quel momento, sembrò avere un profetico e patetico fondo di verità. Tuttavia, per lei, quello era il giorno più sbagliato tra tutti i giorni sbagliati per giudicare Stefano: qualche minuto prima aveva pensato di chiamare Gilberto e dirgli che aveva concluso il quarto capitolo del suo libro, come poteva, dunque, anche solo sfiorare l'amico con una critica per la sua propensione verso quella donna? Pertanto finse di credere che potesse realmente trattarsi di un incontro amicale, senza alcuna implicazione di sesso e massacro, e gli augurò un'ottima serata.
Si erano fatte le sette e mezza e doveva proprio sbrigarsi. Telefonò alle sue amiche per concordare l'appuntamento, si preparò in tutta fretta e raggiunse la palestra in tempo per l'inizio di una faticosissima lezione di pilates. Mentre era sotto la doccia le accadde di pensare nuovamente a Gilberto, o, meglio, al suo pensiero per lui che, quel pomeriggio, per la prima volta dopo tanti giorni, era sfuggito al controllo del cerbero che lei aveva nominato suo censore interno. Ma durò giusto il tempo di uno shampoo. Già a metà risciacquo la mente era volata verso la sua serata, meraviglioso presagio di spensieratezza e libertà.
Percorse la strada rapidamente, mossa da un entusiasmo coraggioso e nutritivo.
Fu allora che, quasi attratto in modo eterico dalla sua gioia, Gilberto, demone della distruzione sistematica d'ogni sua serenità, lanciò una delle sue frecce avvelenate nell'aria perché, ovunque lei si trovasse, potesse colpirla direttamente al cuore. Fu così che, nel bel mezzo di quella giornata luminosa, nella quale, anche di sera, il sole sembrava affacciarsi nella cantina dell'esistenza a rischiararla con un calore che parlava di rinnovamento, di esplosione della natura, dell'idea stessa della rinascita, la suoneria che Delia aveva abbinato al numero di Gilberto trillò ed il cuore fece un sobbalzo: un sms, un suo sms! Un nuovo inizio, pensò, e, come sempre accade alle donne innamorate, già prima di leggerlo la sua mente si arrotolò su se stessa in un turbine di pensieri eccitanti e trovò assolutamente plausibile l'idea che lui le volesse chiedere scusa per l'inopportuna battuta di quindici giorni prima, la volesse rassicurare sui suoi sentimenti per lei, la volesse invitare a cena fuori per parlare. Cinque minuti dopo, con il telefono che le pesava nella mano come un macigno, il fiato che sembrava improvvisamente scomparso dai polmoni e le lacrime che le rigavano il volto, capì che nessuna rinascita si celava dietro quel messaggio: Gilberto, spinto da una massiccia dose di non ancora sedata rabbia per l'allontanamento di Delia, le aveva semplicemente comunicato d'aver iniziato un'altra storia, augurandosi che avrebbe condiviso la sua gioia. A vederla dall'esterno era una comunicazione irrazionale, forzata, foriera di insicurezza, di sentimenti contrastanti e di una voglia di ferire assolutamente incompatibile con l'indifferenza che voleva palesare, ma per Delia fu un colpo al cuore e ne uscì devastata.
Fu come se la strada fino ad allora percorsa nell'allontanarsi da Gilberto si fosse curvata sotto i suoi piedi, a mo' di piega spazio-temporale, pensò Delia, riportandola al punto di partenza e dolorosamente scoprì che il lutto sentimentale, del quale ostentava un discreto stadio di elaborazione, in realtà non aveva neppure iniziato a torturarla davvero e che il peggio doveva ancora arrivare.
Raggiunse il luogo dell'appuntamento con l'aria di una reduce da una vacanza all'inferno. Tutte capirono al volo e non le diedero il tempo nemmeno di salutare prima di chiederle se si trattasse di Gilberto, o, meglio, del "Bastardo" come lo avevano soprannominato negli ultimi tempi.
"Il Bastardo ha colpito ancora?" chiese Nicoletta, andando incontro all'amica per un abbraccio.
"Sì" rispose laconica, soffiandosi il naso.
"Che gran figlio di puttana!" esclamò Giorgia.
"Ma si può sapere che vuole?" chiese Maddalena.
"Mi ha mandato un sms per comunicarmi che sta con un'altra e per chiedermi di condividere la sua gioia"
"Sai dove se la deve mettere la gioia?" disse Nicoletta.
"Nel culo!" intervenne Giorgia, finendo la frase dell'amica. "Ma che prima l'arrotolasse attorno ad un candelotto di dinamite. Se, poi, ha finito il fuoco, gli regalo il mio accendino"
Risero di cuore tutte, anche Delia, alla quale l'idea di Gilberto con un foglio di gioia arrotolato attorno ad un candelotto di dinamite sparato dritto nel sedere non sembrava affatto malvagia, in quel momento.
"Vorrei solo sapere perché mi odia così tanto. E' libero di stare o non stare con chi vuole, ma perché dirmelo ed in questo modo? Non sono passati nemmeno venti giorni dall'ultima volta che abbiamo fatto l'amore … Cosa gli ho fatto per meritare queste sue punizioni estreme e perseveranti?"
"Esisti, tesoro! Non hai commesso altro peccato che esistere. Tu sei lì con la tua bellezza, la tua intelligenza, la tua dolcezza, la tua generosità, il tuo coraggio, la tua capacità di amare a ricordargli quanto lui sia misero ed insignificante al tuo cospetto. Tu sei una dea ed inevitabilmente metti in difficoltà chiunque ti stia accanto, a meno che non abbia due palle tante. Il fatto è che lui non le ha, è evidente" esclamò Giorgia, che, da splendida attrice qual era, non mancava di scenica padronanza oratoria, amplificata dall'ammirazione fin troppo esagerata che nutriva per Delia.
"Non credo sia esattamente così. Voglio dire … Gilberto è un uomo affascinante, intelligente, pieno di interessi, con una verve speciale in ogni cosa che fa nella vita … Nei suoi confronti io sono poco e niente; sono io, semmai, ad essere insignificante al suo cospetto"
"Stronzate! Mi spieghi cosa c'è di speciale in un uomo che, consapevole dei tuoi sentimenti per lui, scrive un messaggio come quello che hai appena ricevuto? Quello che ha fatto è darti una coltellata in pieno petto solo per pareggiare i conti" replicò Maddalena accalorata.
"E senza avere il coraggio di farlo guardandoti negli occhi, il codardo!" sottolineò Giorgia.
"Quali conti? Io non credo di avergli mai fatto tanto male. Voi dite che l'ho fatto?" replicò Delia, pronta come sempre a mettersi in discussione, addossandosi colpe inesistenti pur di salvare l'immagine che Gilberto aveva ai suoi occhi innamorati.
"Certo che no!" la interruppe Nicoletta, infastidita da tutto quel traboccante, nevrotico, ossessivo amore riversato su colui che riteneva essere uno dei peggiori uomini con i quali una donna potesse relazionarsi. "Ora basta!"
"Sì, basta" concordò Maddalena. "Puoi toglierti quegli orribili occhiali dalle lenti rosa-ingenuità e vederlo per quello che è, per favore? Affascinante … intelligente … ma riesci a sentirti?"
"E' pazzesco!" intervenne Nicoletta. "Stiamo parlando dell'uomo che si vantava di andare nel reparto saponi del supermercato ad attaccare bottone con le donne, chiedendo loro come si lavano i piatti o come si fa una lavatrice, solo per provare a se stesso quanto tempo ci avrebbe messo a far sì che si offrissero di farlo per lui! No, dico, ti rendi conto?"
"Questa non la sapevo!" esclamò Giorgia, sul cui volto era disegnata la classica, enigmatica espressione-cocktail di cui molte donne, purtroppo, non possono fare a meno quando entrano in contatto con certi uomini: un quarto di stupore, un quarto di disprezzo e due quarti di senso di nausea.
"Proprio così. Me lo ha raccontato lui stesso e, quando ha visto che la cosa non aveva suscitato, in me, nulla che somigliasse anche solo vagamente all'ammirazione per il suo essere maschio conquistatore, ha pensato di dire che era tutto uno scherzo"
"Era uno scherzo, Nicoletta!" esclamò Delia, ancora investita del ruolo di paladina di Gilberto-il-perfetto.
"Secondo me lo fa sul serio" intervenne Giorgia.
"Anche secondo me" replicò Maddalena.
"Siete prevenute nei suoi confronti. E' un uomo di classe. Vi pare che va al supermercato a rimorchiare nel reparto saponi?" insistette Delia.
"Comunque sia, non è questo il punto" tagliò corto Nicoletta, che non vedeva via d'uscita sull'argomento, essendo certa che lo avrebbe protetto ad oltranza.
"E qual è il punto?" chiese Delia, spiazzata da quel triplo incontro di pugilato verbale che stava affrontando e, forse, sempre meno convinta di dover combattere per lui.
"Il punto è che Gilberto è solo un bastardo che gioca con i sentimenti altrui e che non riesce a smettere di farlo neppure dopo che una storia è finita, se non è stato lui a farla finire o se non è finita come lui avrebbe voluto che finisse. E' uno che si nutre della sofferenza sentimentale che impartisce; uno che, in una relazione, per sentirsi in alto non fa la fatica di salire i gradini della sensibilità e della galanteria, ma fa di tutto per mettere in ginocchio colei che ha di fronte. Ebbene, con te non ci è riuscito e continua a farti del male per questo"
Non c'era alcun dubbio: che discutesse un processo o parlasse con un'amica, Maddalena aveva l'invidiabile potere dell'incisività. Era un avvocato per diritto di nascita.
"Sono totalmente d'accordo. Ribadisco: tu sei la dea, tesoro, e lui ti vuole morta" aggiunse Giorgia.
"E' vero" assentì Nicoletta, pescando le parole nella bisaccia della sconfinata cultura letteraria ed artistica, con cui, ogni giorno, forgiava gli animi dei futuri filosofi romani, suoi studenti al Mamiani. "Tu sei la dea e lui il povero mortale che, per rendere normale la propria pochezza, deve uccidere la divinità, cioè colei che lo surclassa. Il problema è che non si rende conto che la divinità è anche la scaturigine della propria anima, talché, una volta che l'ha uccisa, egli diviene null'altro che un manichino permeato di vuoto metafisico, come nei dipinti di De Chirico"
"De Chirico era un folle seguace di Nietzsche …" intervenne Delia, leggermente spiazzata dalla complessa metafora ed ancora un poco infastidita dal constatare come, nelle parole delle amiche, Gilberto, il suo Gilberto, fosse stato ridotto ad un manichino senz'anima e senza Dio.
"E Nietzsche era un complessato innamorato di sua sorella …" aggiunse Giorgia, egualmente perplessa per il paragone.
"Stiamo parlando del sostenitore della superiorità maschile. Ti rendi conto?" si unì Maddalena, corrugando la fronte dubbiosa.
"Esatto! Uno che si sentiva superiore parlando per aforismi. Che razza di modello hai scelto, Nicky?" chiese Giorgia.
"Lo so! Ma che c'entra? Non sto esaltando Nietzsche od il Superomismo, sto solo dicendo che il Bastardo è un piccolo omiciattolo insignificante che non sopporta la superiorità di Delia e che, rinunciando a lei, ha rinunciato alla sua anima, come gli uomini senza volto di De Chirico. Ha un'altra? Vorrei proprio vederla. Sarà sicuramente un mezzo cesso insignificante quanto lui. Che si fotta"
"Conclusione ineccepibile, professoressa!" assentì Maddalena, che sapeva ben riconoscere una buona arringa.
"Concordo con te: che si fotta!" aggiunse Giorgia. Quindi, accarezzando dolcemente la testa di Delia che, nel frattempo, aveva smesso di piangere e, tra l'attonito ed il divertito, guardava le sue amiche distruggere l'uomo, al quale, fino ad allora, aveva erroneamente attribuito ogni pregio ed ogni più esaltante qualità, aggiunse: "Lui ha iniziato la discesa, credimi. D'ora in avanti, senza la sua anima, vivrà come un maialino nel fango, affiancato dai suoi simili"
"E, prima o poi, troverà qualcuno che lo trasformerà in prosciutto!" intervenne Nicoletta.
"Amen!" replicò Giorgia, arricciando il naso come un suino ed emettendo un grugnito.
"Scommetto che sarà orribile anche come prosciutto; di quelli secchi e salatissimi. Praticamente immangiabile" , osservò Maddalena, grugnendo a sua volta.
Delia tacque. Aveva appena visto svanire ogni propensione per quella che, fino a cinque minuti prima, era una delle pietanze che intendeva consumare di gusto quella sera, accompagnata da qualche fetta di melone fresco, e sentì un vago senso di nausea stringerle lo stomaco. Tuttavia, lo sforzo delle amiche nel farla sentire meglio, distruggendo con incredibile acrimonia il Totem della sua infelicità sentimentale, le parve uno dei regali migliori che avesse mai ricevuto. Nicoletta, Giorgia e Maddalena erano i Re Magi, o, meglio, le Regine Maghe di quella sua fredda notte trascorsa nella grotta dell'amore malriposto. Erano cariche di parole rassicuranti e di taglienti definizioni tese a distruggere l'aura di perfezione che aveva ingenuamente costruito attorno a Gilberto. Vere o false che fossero, le loro parole stavano funzionando e Delia si abbandonò piacevolmente all'idea che avrebbe anche potuto ridere di lui, quella sera; avrebbe potuto ridere di se stessa, della loro storia, dei loro successi, dei loro fallimenti, delle cose giuste e sbagliate che avevano condiviso. Sì, avrebbe potuto ridere e, nel farlo, si unì alle amiche, imitando anch'essa il verso del maiale.
La crisi era passata. Ci sarebbe stata qualche ricaduta nei giorni a venire, è ovvio, ma il grosso era fatto. Gilberto-il-fisico-nucleare, Gilberto-il-simpatico, Gilberto-il-raffinato, Gilberto-l'elegante, Gilberto-il seduttore era ormai un maialino urlante, futuro stacco di prosciutto stagionato, meritevole del fango in cui avrebbe sguazzato, avendo ormai perso la sua anima nel rinunciare alla fortunata occasione di unirsi ad una donna come Delia.
Decisero che sarebbe stato necessario mangiare qualcosa di più sostanzioso dei piatti che avrebbero trovato nel loro snack abituale ed optarono, quindi, per la cucina romanesca di una trattoria nelle vicinanze. Naturalmente, niente prosciutto!
Roma sembrava improvvisamente rinata in un'aria meno opprimente, accarezzata da folate di vento dal vago odore di mare che percorrevano, frizzanti, il lungotevere, insinuandosi, lievi come carezze estive, nei vicoli di Trastevere.
Il sorriso non abbandonò più i loro volti, neppure per il breve istante in cui a Delia parve di vederlo a pochi passi da lei, con il braccio poggiato sulla spalla di una donna.
"Tesoro, hai le traveggole? Questo aveva tutti i capelli in testa!" esclamò Nicoletta.
"Ed era anche un gran fico" aggiunse Giorgia.
"Come minimo aveva dieci anni meno del Bastardo" osservò Maddalena. "Non l'hai visto? Non un giorno in più dei quaranta, secondo me. E portati bene …"
"Sì, decisamente bene" concordò Giorgia, girandosi a guardarlo mentre si allontanava. "Culo da sballo"
"Basta che non abbia lì anche il cervello!" esclamò Nicoletta.
"Anche se fosse? Per quello che, a volte, gli uomini col cervello sanno dare … guarda il Bastardo … potrebbe essere di gran lunga più stimolante frequentare uno con un fondoschiena tornito"
Maddalena suscitò i sorrisi ed i consensi di tutte, nonché la curiosità di Delia, la quale, finalmente, si girò ad osservare meglio il sensuale passante:
"Sì, decisamente ben tornito"
Quasi richiamato dai loro sguardi, e senza togliere il braccio dalle spalle della sua amica, ovviamente, l'uomo-dal-bel-sedere si girò a sua volta, guardandole con aria ammiccante; quindi mimò un bacio, protendendo le labbra inumidite e, subito dopo, le piegò verso un sorriso che avrebbe tanto voluto essere enigmatico ed erotico, mentre riuscì solo a sfiorare il patetico passando per il ridicolo.
Delia fu la prima ad esplodere in una fragorosa risata, seguita a ruota dalle altre.
"Grottesco" osservò Maddalena.
"Penoso" si unì Giorgia.
"Odio avere sempre ragione!" intervenne Nicoletta. "Che ne dite se cercassimo un uomo con un bel culo ed un bel cervello, possibilmente non collocati nel medesimo quadrante anatomico?"
"Potrebbe essere un'idea! Quanto lontano dovremmo spingerci nella ricerca, secondo te? Forse Delia, come astrofisica, può indicarci un idoneo confine" replicò Maddalena.
"La Galassia di Andromeda potrebbe bastare?"
"Non so dove sia, esattamente, ma credo che dovremo spingerci ancora più in là" sentenziò Giorgia.
"Certo che … bello era bello" osservò Delia, girandosi ancora un secondo a guardare lo sconosciuto, ormai ridotto ad un affarino insignificante in fondo alla strada.
"Sì. E ti garantisco che non assomigliava affatto al Bastardo", aggiunse Nicoletta.
"Avete ragione voi: non gli assomigliava neanche un po'" assentì, finalmente, con ciò archiviando, almeno per quella sera e per parecchie sere a venire, la sua innamorata immagine di Gilberto, il pensiero di lui, il ricordo di lui, la paura di lui. Era solo un uomo, dopo tutto!
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