Libri & Dintorni di Raffaella Bonsignori


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Un assaggio del primo atto

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I Giorni della Memoria


Primo Atto

Tramonto senese


Personaggi:
Marco
Luca, un amico
Stefania, modella di Marco


Lo studio di Marco nella sua villa sul lago. Sulla sinistra del palcoscenico una scaffalatura in legno piena di libri d'arte disposti disordinatamente. Alla base della libreria molte tele: paesaggi, nature morte e ritratti. In prossimità della parete di fondo, ben visibile al pubblico, un cavalletto con una tela bianca su cui è tracciata trasversalmente solo una pennellata azzurra. Accanto ad esso una lampada alogena che illumina quella parte della scena ed uno scrittoio antico su cui sono cosparsi pennelli e colori. Sulla destra, sotto una grande vetrata opalescente, una poltrona disposta a quarantacinque gradi tra la platea e la tela. Accanto alla poltrona un tavolino basso su cui sono gettate alla rinfusa alcune riviste. La parete di fondo è un sipario che, solo quando illuminato, si rivelerà trasparente, mostrando la parte nascosta del palcoscenico.

(Il protagonista entra; si ferma per qualche istante a fissare la tela; quindi sorride e prosegue verso la poltrona, guardando a lungo fuori dalla finestra prima di sedersi. Ha abiti trasandati e capelli in disordine)

Marco: Buongiorno, splendida signora! Buongiorno! Che giorno, eh? Il cielo non ha fatto in tempo a rischiararsi nei tenui bagliori dell'alba che già i primi raggi del sole infuocano l'orizzonte specchiandosi nel lago come vanitosi avventurieri di tempi lontani. Riesci a vederli? Sono tutti lì, coi nasi incipriati, le parrucche argentee ed i pizzi bianchi; fluttuano sull'acqua al ritmo incauto delle loro danze d'amore.

(Pausa. Si volta verso il pubblico)

Come? Certo che no! Avventurieri non sono. Gli avventurieri non tornano ogni mattina a volteggiare nell'aria sospesi tra il sonno degli innocenti e la veglia degli inquieti. No. Gli avventurieri fuggono lontano, lasciandosi dietro null'altro che lacrime. Lo sai.

(Pausa. Si gira verso una tela in cui sono dipinti due enormi occhi azzurri)

Hai mai avuto il piacere di assistere al risveglio di quella parte del bosco che digrada, laggiù, verso il lago? Sì, mia incantevole signora, anche il bosco si risveglia al mattino: i fili d'erba s'alzano assonnati, scrollandosi di dosso la rugiada al vento caldo che soffia lieve dalle colline; i fiori dischiudono la propria bellezza alla luce; e gli alberi agitano le folte chiome, rumoreggiando attorno agli stormi affamati, che cinguettano come comari in piazza.
Ascolta …

(Pausa)

Ascolta … Le strolaghe starnazzano i loro incomprensibili inni. Ha inizio un nuovo giorno. Un nuovo giorno … Non è meglio, forse, dire un altro giorno? In fondo cosa c'è di nuovo in un giorno che nasce tra i riflessi del lago ed i silenzi della campagna? Ogni giorno le ombre danzano su di noi: il sole del mattino sembra svegliarle delicatamente ed esse si alzano, fuggendo via, timide e misteriose, come le belle donne quando l'amor cieco infuoca i cuori degli uomini ingenui; ma il sole della sera, quello le riporta indietro e, languide, tornano a specchiarsi sull'acqua, si stendono sull'erba, si lasciano sfiorare dai pensieri lontani, affiorando dal nulla che riempie i cuori e risposando sui dolci pendii dei corpi affannati che invocano il ristoro. Ogni giorno è un altro giorno; ma cosa c'è di nuovo?
Shhh … l'aria sta parlando. Porta frasi difficili da comprendere, parole d'amore, forse, o magari solo antichi rancori che tornano all'animo stanco: un'altra lunga notte è finita.
Quanta infanzia obliata riaffiora nei miei sogni di adulto! Da profondità infinite e perdute i ricordi salgono in superficie, come riccioli di ossigeno luminescenti nelle acque notturne; emergono silenti, muovendosi nei pensieri e scontrandosi tra di loro con la grazia delle ninfee ai primi caldi. Presaghi ricordi di sentimenti nascosti ed esperienze dimenticate!
Vorrei che una nebbia pietosa avvolgesse ancora la memoria dei miei giorni lontani, ma non è premio, questo, per chi abbia avuto l'ardire di cancellare le tenebre del passato.
Sono cresciuto nei tuoi occhi, bella signora, ed i miei sogni si tingono ancora dei loro riflessi dorati accesi sull'infinito. E' azzurro l'infinito, non trovi? Sì, azzurro come i tuoi occhi; non può essere diversamente. Due grandi ali che si perdono nel cielo, affollano i ricordi e s'impongono alla mente come il tutto; come il sempre ed il mai. Due ali che s'inseguono affannosamente sulla scia del tempo: ogni luogo ed ogni istante si infrangono nelle onde azzurre dei tuoi occhi. Chissà se il mondo è abbastanza grande per contenerli. Nessuno, nessuno potrà mai leggervi l'incanto che io seppi trovare in loro. Non mi abbandona ancora …

(Il modo di parlare si fa più concitato. Si alza e fa qualche passo verso la tela)

Ahhh! Sono un pazzo, un pazzo. Parlo con te che sei nell'aria, nella mia aria da sempre, e le mani mi tremano.

(Afferra un pennello lo tinge di blu e traccia un'altra linea sulla tela)

Guarda. Guarda, perdio! Non trovo più nemmeno i colori; e le forme, poi … perdute. Ecco … perdute nei tuoi occhi!

(Scaglia furiosamente il pennello contro la libreria)

Che posso fare? Dimmi. Che mi resta da fare? Come posso spezzare le catene che mi stanno soffocando? Tu mi hai imprigionato. Liberami, ora. Liberami, perdio!

(Torna verso la poltrona apparentemente più calmo)

Volevo ritrovare la luce, ma non sapevo … non sapevo ancora cosa sarebbe accaduto quando le tenebre mi avessero guardato dentro. E pensare che è iniziato tutto in una giornata di sole. Le idee sembrano sempre migliori alla luce del sole, non trovi?

(Le luci in scena si affievoliscono fino a scomparire del tutto e s'illumina la parte del palcoscenico celata dal telo traslucido: un giardino in cui campeggia, sulla sinistra una fontana su sfondo di alberi e, sulla destra, un tavolino da giardino. Luca è seduto al tavolo, bevendo un caffè)

LUCA: (a voce leggermente più sostenuta, per farsi sentire da Marco che è ancora in casa) … e sai cosa mi ha risposto? "Mi dispiace ma non ti voglio più vedere. Sparisci, ti prego" … così, secca, dopo un'ora di discorsi e di pezzi d'anima buttati al vento. Ma ti rendi conto? Cristo, valle a capire le donne: undici parole, un paio di virgole, un punto e credono d'aver risolto tutto: (ripete la frase scandendo le parole e contandole sulla punta delle dita) "Mi - dispiace - ma - non - ti - voglio - più - vedere. - Sparisci, - ti - prego". Quando decidono che non ti vogliono più, ti ordinano di prendere la porta del nulla e chiudertela dietro le spalle, ti dicono di sparire, come se non fossi un uomo, bensì un fottutissimo giochetto da prestigiatore … la dama vince, il re perde … oplà … il re non c'è più; il re è sparito. Del resto è pure giusto, a pensarci bene. Uno che si crede un re è perdente sin dall'inizio, no? Ogni volta pensiamo d'avere in tasca il mondo, d'avere in tasca lei, la dama, la nostra dama: 'fanculo al senso di possesso.

(Entra Marco con un piatto di biscotti e si siede accanto a Luca, guardando, però, distrattamente il panorama. Luca prosegue a parlare)

La realtà è che non è nostra neppure quando ci guarda adorante; non è nostra quando ci dice di sì; non è nostra quando conta i giorni in attesa di un primo anniversario che tu non sai neppure quando cade, perché non sai da dove abbia iniziato a contare; non è nostra quando ci regala gli oggetti più inutili ricevendo in cambio anelli di diamanti e facendoci, chissà come, sentire comunque gratificati di quei suoi pensieri che sembrano ruotare tutti attorno a noi; non è nostra quando mette il broncio se non trascorriamo ogni istante del nostro tempo con lei, come se fosse persa senza di noi; non è nostra quando ci capisce al volo; non è nostra quando ci aspetta a casa e ci perdona le cazzate che combiniamo per sentirci importanti, le menzogne che raccontiamo per sentirci liberi, i tradimenti in cui ci invischiamo per sentirci uomini, senza, per questo, riuscire ad essere niente di tutto ciò, mai; non è nostra quando tace quel che ha capito di noi, fingendo che non sia mai esistito, finché non le faccia comodo rinfacciarcelo. Non è mai nostra. E' sua. Sua. Assolutamente sua. E, prima o poi, si stufa di amarci, si stufa di aspettarci, si stufa di perdonarci. Però … accidenti: è premurosa! Si dispiace, sì; si dispiace per il calcio in culo che ci sta servendo: oplà il re non c'è più, adesso gioca un altro, "mi dispiace"!

(Si volta verso l'amico il quale, con aria distratta, sta osservando il lago. Gli dà un colpetto sulla spalla)

Fa caldo laggiù? Qui si muore …
MARCO: (continuando a guardare il lago, ma sussultando lievemente al tocco di Luca) Laggiù dove?
LUCA: Ovunque tu sia …
MARCO: (Girandosi a guardare l'amico con un grande sorriso) Touché! Non trovi che il sole, oggi, dia al cielo una sfumatura di azzurro più intensa? E' come se il verde degli alberi su in collina si fosse tuffato nel lago e poi fosse salito ad accarezzare le nuvole. E' eccezionale … devo provarci: bianco, blu ed un tocco di verde.
LUCA: Ancora alla ricerca dell'azzurro di quegli occhi?
MARCO: Non lo so … forse con Stefania ho trovato quello che cercavo. Vedi, non è solo una questione del colore degli occhi … ma della luce che ogni singola persona ha nel proprio sguardo.
LUCA: Occhi celesti!
MARCO: No, semmai azzurri, quasi blu …
LUCA: E' una questione di sfumature?
MARCO: No, di essenza. Quegli occhi, gli occhi che ho dentro, non sono solo celesti, hanno l'intensità del viola, in loro, e la luminosità del giallo; hanno un filo di verde proprio lì, adagiato dietro l'iride, come uno sfondo …
LUCA: E Caterina? Non aveva anche lei questi occhi? Lo dicevi tu che …
MARCO: Caterina. Quasi me ne ero dimenticato. I suoi occhi … No. Erano solo celesti, i suoi occhi. Luminosi, sì, ma dentro non ci vedevi né cieli, né laghi. Negli occhi di Stefania, invece, c'è una profondità inimmaginabile. C'è l'intensità di un colore che cambia con il sole e con la luna che hanno dentro; che cambia con il sorriso e con il pianto.
A volte è un oceano in tempesta, altre un lago impenetrabile ed altre ancora un cielo di montagna od un mare caraibico.
Forse solo perché sono suoi, quegli occhi!
In loro c'è tutto il suo giovane stupore per la vita, c'è la passione, la voglia di correre lontano e di inseguire i sogni come fossero aquiloni; c'è l'impeto di affrontare la vita con sdegno e con ardore.
E' fantastica.
Sembra la tua Lisa quando eravamo all'università. Tu sì che sei fortunato ad avere una donna come lei accanto. A proposito, come sta?
LUCA: Mi ha appena lasciato; è circa mezz'ora che ti racconto tutto il raccontabile
MARCO: Cristo, mi dispiace! Mi … mi ero distratto. Dimmi, com'è successo?
LUCA: Lascia stare. E' successo e basta. Tanto non serve a niente parlarne. Anzi sai che ti dico? E' meglio che inizio a dimenticare. Quindi discorso chiuso. Almeno per il momento … magari nei prossimi giorni … se lo sconforto riprenderà il sopravvento … quando lo sconforto riprenderà il sopravvento …
Tu, piuttosto, non ti starai mica innamorando della tua modella, vero? Ha venticinque anni, mentre, se non vado errato, che tu ne hai più del doppio. Potrebbe essere tua figlia ti sembra una frase troppo scontata in questo caso?
MARCO: Scontata? No. Non se la inserisci nel contesto giusto: "potrebbe essere tua figlia", "ricordati che acqua passata non macina più" e che "ogni frutto vuole la sua stagione".
LUCA: Del tipo "si stava meglio quando si stava peggio", eh?

(Ridono entrambi)

MARCO: Non c'è da preoccuparsi, credimi; né per la mia, né per la sua virtù. Io amo dipingere e lei … lei ama Tom Hanks!
LUCA: Tom Hanks? Oddio, ma l'hai visto? Già non era gran che agli inizi della carriera, adesso poi … invecchiato, imbolsito …
MARCO: Già … bianchiccio, grassottello, col naso tondeggiante, le guance piene e le labbra troppo carnose … una patata lessa, praticamente. Eppure … dovresti sentire quando ne parla! Riesce ad incantarmi. E' autentico, il suo sentimento. Neanche lo conosce e riesce ad amarlo profondamente, senza remore, senza false ipocrisie. Lo ama proprio come l'amore dovrebbe essere.

(La luce in giardino si affievolisce per creare un maggiore contrasto tra il tavolino ed il lato sinistro della fontana, illuminato, ora, molto intensamente. Entra Stefania, che, camminando lentamente, a testa bassa, si dirige al centro del fascio di luce e si siede sul bordo della fontana)

STEFANIA: (Guardando il pubblico) Hai mai incontrato occhi che sappiano guardare il mondo con tanta dolcezza? Effluvi … effluvi di sensazioni colorate si disperdono in essi. A volte tre piccole rughe gli attraversano la fronte e giungono fino al limite delle sopracciglia, quasi a voler condurre il tuo sguardo verso il suo, preludio di drammi intensi o di pensieri d'amore, aliti di vita e passioni che l'aria porta con sé. Sì, la vita è nei suoi occhi e nelle linee morbide del suo incantevole volto.
Il naso, poi, è una carezza che scende dolcemente verso le labbra; come i lievi pendii delle colline in cui sono nata, s'adagia tra le guance rosee di belle promesse che tornano nella sua voce, uscendo da un sorriso. L'hai mai visto sorridere? Se sapessi dipingere bene come te non cesserei un istante di disegnare la linea perfetta della sua bocca! Sono sicura che Dio si è fermato a guardare il volo dei gabbiani sull'oceano il giorno in cui egli nacque, perché sono ali che volano nel vento incontro al sole, le sue labbra!

(Stefania resta seduta sul bordo della fontana ed abbassa la testa, come un fantoccio non sorretto dai fili. La scena in giardino torna ad illuminarsi pienamente)

MARCO: … ama tutto di lui, persino la sua anima. La sua anima, capisci? Di cosa è fatta l'anima di un attore? Pezzi di niente collezionati come trofei … personaggi … guitti che inseguono passioni bugiarde e falsi drammi che altri hanno scritto per loro! L'altra sera mi ha convinto a vedere un suo film, Insonne di sera o qualcosa del genere, dove lui è un uomo innamorato della moglie che resta vedovo e, dopo un paio d'anni, s'innamora di nuovo. No, dico, puoi immaginare qualcosa di più banale? Be', Stefania è riuscita a dire che il suo modo di recitare supera la banalità della storia; che, guardandolo, a lei non importa più niente del film: lui emerge al di sopra di tutto. E' così intensa la passione che interpreta, da essere vera, contagiosa, diventare "l'unica espressione possibile dell'amore", ha detto. Pensa che, il giorno dopo, mi ha fatto leggere una sua poesia, ingenua, forse un po'scolastica, ma comunque una poesia che ha scritto per lui … per lui che, in quel film, le ha "insegnato ad amare". Ti rendi conto?
LUCA: Noto una qualche lieve vena polemica, in te. Sicuro che la cosa ti lasci indifferente?
MARCO: Polemico? Io? No. E' che non sopporto l'ammirazione mal riposta; l'esagerazione; l'esaltazione sentimentale. Mi spieghi come fa un attore a trasmetterti il senso dell'amore? Può fingere di provarlo, puoi crederci finché dura il film, ma insegnarti il senso dell'amore, questo proprio no!

(Luca lo guarda sorridendo e scuote leggermente la testa)

(La luce in scena torna ad affievolirsi e nuovamente Stefania, sempre sul bordo della fontana, viene illuminata da un fascio di luce intensa)

STEFANIA: (Sempre guardando il pubblico)

Infido amico, fedifrago amante,
il Buio si posa su di te,
sui tuoi pensieri affranti, attoniti, disperati,
allontanati dalla furia di un tempo senza tempo,
un attimo fugace che si trasforma, varia continuamente,
si allunga, si piega, si stende,
fino a toccare l'eternità.
E lei è là;
col tuo cuore tra le mani, biondo ancora di emozioni,
di dolci tormenti, di desideri spezzati, di rimpianti.
Lei, sì,
piena ancora dei tuoi sentimenti,
di quell'amore denso, magnifico, travolgente,
che porta il suo nome, ha i suoi occhi, il suo sorriso.
Sempre.
E tu, uomo nudo, perduto, triste, disgraziato,
la vita stretta nelle mani lacere di speranze infrante;
tu, fragile e forte nel suo addio improvviso,
intenso, amaro, doloroso, lancinante;
tu, naufrago nel mare di un perenne ricordare;
tu, torni ad aprirti all'Amore,
insegnandomi ogni giorno,
ogni giorno,
ogni giorno insegnandomi ad amare!

(Ancora una volta Stefania che resta immobile sul bordo della fontana. La scena in giardino torna ad illuminarsi normalmente)

Continua …



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